Guida al parto in acqua: che cosa devi sapere

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Parto in acqua si o parto in acqua no? Alcune mamme in dolce attesa sono interessate a questa tipologia di parto dolce, si informano e scelgono la struttura ospedaliera in funzione di questa scelta. Altre donne vorrebbero provarci, ma nella loro zona non è ancora previsto; altre ancora non sono interessate al parto in acqua e preferiscono quello tradizionale.

Ma che cosa significa partorire in acqua? E come avviene nella pratica una volta che inizia il travaglio?

Oltre ai diversi benefici già elencati in un precedente post, è necessaria una premessa. Il parto in acqua non è sempre possibile. La struttura ospedaliera lo permette in alcune situazioni specifiche , primo fra tutti quello della salute di mamma e bambino. Questo perché la gravidanza ma anche il travaglio devono essere fisiologici e quindi non a rischio.

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Prendendo come punto di riferimento il parto in acqua a Siena e l’ospedale Valdelsa di Poggibonsi, una degli ospedali più attrezzati per il parto dolce, scopriamo che è indispensabile avere una gravidanza a termine (quindi dalle 37 settimane in poi), il bambino non deve essere in posizione podalica e deve essere solo uno (no al parto dolce per i parti gemellari), la mamma non deve avere infezioni o febbre in corso e deve essere in travaglio, che non essere indotto e non deve essere troppo lungo.

Parto in acqua: come funziona?

Ma nella pratica come avviene il parto dolce? L’ospedale che opera il parto in acqua deve dotarsi di camere attrezzate e garantire degli standard igienici scrupolosi.

Appena entra in travaglio, l’ostetrica accompagna la neomamma in una piscina riscaldata o in una vasca gonfiabile. Ad assistere la gestante c’è anche il ginecologo, che controlla insieme al suo staff che tutto stia andando regolarmente. La dilatazione deve essere già avviata di qualche centimetro. La mamma ha la libertà di mettersi comoda nella posizione che le fa sentire meno dolori o uscire per andare a fare pipì.

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Il parto in acqua a casa

L’alternativa al parto in acqua in una struttura attrezzata è la propria casa, ma serve noleggiare una piscina gonfiabile con tutti gli strumenti adatti. Le possibilità sono due: la famiglia si prende in carico della ricerca dei materiali per partorire in casa o sceglie un’ostetrica che, oltre ad essere specializzata nel parto dolce, porta direttamente lei la piscina.

Il rischio più grande di partorire a casa in acqua è quello di “arrivare in tempo”. Per questo la soluzione più consigliata è quella di noleggiare la vasca gonfiabile qualche giorno prima della scadenza del termine, in modo tale da non ricevere sorprese.

L’altro limite al parto in acqua a casa è rappresentato dai costi: l’attrezzatura è abbastanza onerosa e per questo non tutte le mamme hanno la possibilità di scegliere quest’opzione.

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Il parto in acqua: perché le mamme lo scelgono

Sempre più strutture ospedaliere in Italia si stanno attrezzando per consentire alle gestanti di scegliere il parto in acqua. Optare per questa soluzione significa prima di tutto lenire i dolori del parto. Questa pratica, infatti, ha la particolarità di far diminuire i dolori del momento per diversi motivi. Le donne in acqua possono muoversi con più facilità e trovare una posizione che non le affatichi molto durante l’arrivo delle contrazioni. Il corpo è rilassato, galleggia nell’acqua in una situazione di pathos che coinvolge non solo il fisico ma anche la mente. L’acqua diventa un aiuto naturale al travaglio e libera le endorfine rendendo la sensazione delle contrazioni più accettabile.

Insomma, il parto in acqua porta un benessere completo al corpo e alla mente. Non a caso si chiama anche parto dolce, ci sarà un motivo giusto?

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